Cara Laura
Cara Laura, so di non essere mai stato tanto presente nella tua vita, sia quando da bambina correvi felice per la casa, sia ora, che sei cresciuta e hai deciso di crearti una nuova vita lontano da noi. Mi piacerebbe recuperare il nostro rapporto, anche perché molte cose sono cambiate, ma so che una lettera non può essere sufficiente. Ultimamente le cose non vanno tanto bene. Mi capita spesso di dover tornare a casa prima dal lavoro colpito da insopportabili dolori allo stomaco e incapace di resistere alle frequenti chiamate al bagno! Non bastasse questo…come al solito devo sopportare le continue lamentele della mamma che mi accusa di essermi sempre trascurato (come vedi non sei l’unica cosa che non curo!), non avendo mai seguito i consigli del mio medico: “non fumare, fai una dieta povera di grassi, e soprattutto controllati periodicamente”. Forse tu non lo ricordi, ma soffrivo di una strano disturbo all’intestino (morbo di Crono…o qualcosa del genere), come d’altronde anche il nonno. Memore della sua “fine”, e soprattutto stanco di questi dolori (e di tua madre…), mi sono deciso di ritornare, dopo tanti anni, dal medico curante (a proposito ti mando i suoi saluti). Ti ricordi com’era? Bene, non è cambiato affatto. Sempre pignolo e previggente…insomma, un vero amico. Su suo consiglio (o meglio, spinto dal dolore insopportabile), dopo aver fatto le analisi del sangue, mi sono recato all’ospedale per parlare con un suo amico specialista, il dottor Passalacqua. Ovviamente immancabile era la presenza della mamma, preoccupata sì, ma sollevata dalla conoscenza (derivante dalle sue amiche) della bravura di questo medico. Primo problema: il medico non c’è. Al suo posto si presenta un giovane e volenteroso sostituto, tal dottor Antoci. Ti lascio immaginare lo sguardo della mamma… Dopo aver aspettato due ore, al dolore, veramente forte, si aggiunge l’ansia dell’attesa. Finalmente entriamo. Dopo le solite domande, inizia la visita (che strazio!). Purtroppo (o per fortuna) la mia sofferenza era tale da non permettergli di completare l’ispezione rettale (solo il nome è tutto un programma, ti lascio immaginare…). Decide allora di ricoverarmi con urgenza. Nonostante le mie richieste non mi viene somministrato nessun antidolorifico, anzi tutti i medici infieriscono sottoponendomi a continui esami. Dopo aver effettuato il primo esame, di cui preferisco non parlare, ho chiesto al medico come andasse. La sua risposta:”preferisca che parli con qualche parente?”. Non era necessario…la sua faccia diceva già tutto! Ho un cancro al retto! E io che pensavo che il problema fosse lo stomaco! Mi spiegano che può essere più meno grave e che quindi sono necessari altri esami, a cui dovrò sottopormi nei prossimi giorni. Purtroppo è gravissimo! Il medico ha detto a me di essere forte…e contemporaneamente alla mamma che mi restano al massimo sei mesi di vita! Anche se io non ne vedo l’utilità, la mamma, fiduciosa nella grazia divina, mi ha convinto ad accettare di operarmi, sperando solo in un miracolo… È passata già una settimana dall’operazione. Dicono che sia andata bene e che migliorerò presto, ma so già che non è vero. Ogni giorno entrano persone in camice che mi chiedono come va...la mia risposta però è sempre la stessa…il silenzio. Ormai sono diventato una specie di cavia. Vedo specializzandi entusiasti alla mia vista, pronti a soddisfare la loro curiosità e a dimostrare la loro bravura ai loro più anziani colleghi. Ho iniziato la chemioterapia. Solo ora capisco il significato di alcuni termini che mi avevano indicato come effetti collaterali…so ad esempio cosa vuol dire alopecia. Non mi alzo più dal letto. Non solo perché credo che non ne sarei capace, ma anche perché non ne ho bisogno. L’unico valido motivo era il bagno. Ora è stato sostituito da un sacchetto che mi buca la pancia e da un catetere. Sto malissimo. Sono vicino alla morte, lo sento. Mi sento solo…anche se la mamma è sempre accanto a me. Ormai per tutti non sono più il signor Rossi, ma il terminale della camera 17. Sono pieno di ferite in tutto il corpo, soprattutto nella schiena. Mi sento sdraiato su una tavola di chiodi. Se non ci fossero queste sbarre cadrei in continuazione. Non vedo più…solo una pallida luce…non sento più nessun dolore…ti voglio bene… Cara Laura, sono la mamma. Papa si è spento stamattina, tra le mie braccia. Ha passato l’ultima settimana sedato…non capiva più niente, ripeteva solo continuamente il tuo nome. Ho letto solo ora ciò che scriveva la notte prima di addormentarsi, ed ho capito ciò che lo ha lasciato in vita per tutto questo tempo, il tuo ricordo. Ti prego di perdonarlo, ha già sofferto troppo. Ti mando le sue ultime parole, conservale nel tuo cuore. A presto, mamma.